Lezioni americane
Il precipizio fiscale (o “fiscal cliff”) negli Stati Uniti è stato formalmente evitato con un’intesa parlamentare, ma il problema sostanziale si riproporrà a fine febbraio quando si dovrà alzare il tetto legale del debito che sarà allora di fatto toccato. E a quel punto il compromesso dovrà tenere conto della politica della Federal Reserve che finora ha operato ingenti acquisti di titoli mediante il Quantitative easing (Qe o allentamento monetario), ormai calibrato apertamente sul tasso di disoccupazione come misura della capacità produttiva inutilizzata.
19 AGO 20

Il precipizio fiscale (o “fiscal cliff”) negli Stati Uniti è stato formalmente evitato con un’intesa parlamentare, ma il problema sostanziale si riproporrà a fine febbraio quando si dovrà alzare il tetto legale del debito che sarà allora di fatto toccato. E a quel punto il compromesso dovrà tenere conto della politica della Federal Reserve che finora ha operato ingenti acquisti di titoli mediante il Quantitative easing (Qe o allentamento monetario), ormai calibrato apertamente sul tasso di disoccupazione come misura della capacità produttiva inutilizzata. Il governatore americano Ben Bernanke si è infatti proposto di espandere, nel 2013, il Qe di 85 miliardi al mese sino a quando la disoccupazione fosse scesa dal 7,7 del novembre 2012 al 6,5 per cento, che per gli Stati Uniti è molto vicino al tasso naturale di disoccupazione che indica il pieno impiego. Nel 2012 la disoccupazione non è scesa a tale livello come alcuni avevano sperato, nonostante che la Fed dall’inizio del 2011 abbia irrorato l’economia con un Qe di 900 miliardi di obbligazioni che ha fatto salire il portafoglio di titoli del debito federale e di obbligazioni private, da 2 a 2,9 miliardi. Nell’ultima seduta del direttivo della Fed, però, come rivelano i verbali resi noti in queste ore, mentre la maggioranza si è espressa per la prosecuzione dell’espansione monetaria per i mesi a venire, una metà circa del direttivo ha sostenuto che essa dovrebbe cessare a metà anno, mentre una più esigua minoranza avrebbe voluto una cessazione immediata.
Vi è chi sostiene che la richiesta di sospensiva deriva dal fatto che in dicembre la disoccupazione è scesa di 0,1 punti al 7,6 per cento e ciò indicherebbe che a metà dell’anno prossimo si perverrebbe vicino al 6,5. Ma non vi è alcun segnale che faccia supporre che in 6 mesi la disoccupazione scenda di oltre un punto percentuale, dato che nell’intero 2012 è calata, fra vicende alterne, di uno. Non c’è, nelle valutazioni della Fed, né ottimismo né pessimismo, ma sano realismo. Essa vuole difendere la credibilità del dollaro e stimolare il Congresso a riduzioni strutturali del deficit, con una politica che rimane comunque di stimolo ma pur sempre sotto controllo. Non c’è da attendersi, dagli Stati Uniti, una manovra globale deflattiva. E una disoccupazione in calo rimane pur sempre un risultato da cui l’Europa, con le attuali politiche, è ancora lontana.